Welfare

“Il futuro prossimo del nuovo welfare pugliese” nei dati della ricerca Censis per il Forum ANIA-Consumatori

Articolo pubblicato 15 giorni fa

In Puglia, tra il 2001 e il 2016, minori e giovani sono diminuiti di 355mila unità a fronte di un aumento di 213mila anziani


Se in Puglia nel 1951, la popolazione era decisamente giovane: suddivisa tra il 36,4% di minori; il 27,4% di giovani (18-34 anni); il 7,7% gli anziani (over 65); nel 2016, a distanza di 65 anni, la distribuzione sociale sul territorio pugliese ha registrato un netto capovolgimento della situazione: sono 17% i minori; 19,8% i giovani; 20,9% gli anziani. Solo nel periodo 2001-2016 i minori sono diminuiti di quasi 131mila unità, i giovani di oltre 224mila a fronte di un aumento di 213mila anziani.
Questi i primi dati dell'indagine svolta dal Censis per il Forum ANIA-Consumatori e presentata a Bari alla presenza di Francesco Maietta, responsabile dell'Area Politiche sociali del Censis, Giacomo Carbonari, segretario generale del forum Ania-Consumatori, Gianluca Di Ascenzo, presidente del Codacons, Giovanni Gorgoni, direttore generale dell'Agenzia regionale sanitaria della Puglia (Ares), e Gianfranco Visicchio, presidente del Consorzio per l'assistenza primaria Cap Puglia.
Dall'indagine emerge una realtà regionale poco incoraggiante relativamente all'attuale andamento demografico, occupazionale e sanitario. 
Anche perché le previsioni per il 2031 sempre secondo la ricerca presentano un quadro non positivo con: 116mila minori in meno (-16,8%) e 241mila anziani in più (+28,3%).
I dati raccolti parlano, anche, di un aumento delle persone che vivono sole (25,9% delle famiglie) e dei single (13,8% di persone sole non vedove). In un welfare in cui la famiglia rappresenta il pilastro, il boom delle persone sole è un'ulteriore minaccia. Ma altrettanto rischiosa è la solitudine di 300mila persone e 160mila anziani che non hanno o vedono amici.
Sul fronte del lavoro e delle risorse economiche, i numeri raccontano una fotografia di nuovo non incoraggiante: i pugliesi toccano il 19,4% della disoccupazione nel 2016 (+7,7% rispetto alla media nazionale) e il 47,1% delle famiglie dichiara gravi difficoltà ad arrivare a fine mese (+9,9% rispetto alla media italiana).
Per quanto riguarda invece l'ambito sanitario, il totale della spesa tra pubblica e privata per la salute è diminuito dell'1,5%.
La ricerca ha analizzato anche altri fattori importanti che incidono economicamente sul sistema di welfare pugliese uno su tutti i dati sui "nuovi cittadini", gli stranieri che hanno scelto di vivere in Puglia (il 3% nel 2015), e che hanno dato nuovo connotato all'immigrazione: la stanzialità. Fondamentale, suggerisce la ricerca, sarebbe attuare politiche che incentivino il ritorno dei numerosi cervelli pugliesi in fuga per favorire un incremento della ricchezza della comunità nonché una fonte di sostegno per il welfare.
Quali dunque le riflessioni per costruire un nuovo welfare, dai relatori la voce è unica nel pensare ad un 
Welfare che deve avere sempre più i connotati locali, poiché ogni regione esprime caratteristiche e aree di intervento prioritarie rispetto ad altre. Dare vita a un welfare comunitario condiviso in cui il settore pubblico, il terzo settore e il mondo imprenditoriale e dei privati devono collaborare in fase consultiva, per trovare soluzioni, e in fase operativa, per realizzare gli interventi. 

Pubblicato il 13/04/2017

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