Welfare

Rapporto BES: l’Italia sta meglio ma è forte la disuguaglianza sociale

Articolo pubblicato più di sei mesi fa

Il Rapporto dell'Istat sul Benessere Equo e sostenibile rileva un generale aumento della grado di soddisfazione: è cresciuto il reddito disponibile, sono aumentati i consumi, ma rimane preoccupante il costante incrementarsi del divario sociale e disuguaglianza sui redditi


E' stato presentato il quarto "Rapporto sul benessere equo e sostenibile (BES) 2016" realizzato dal Cnel e dall'Istat, che analizza i principali fenomeni sociali, economici e ambientali che caratterizzano il nostro Paese attraverso l'analisi di 130 indicatori suddivisi in 12 domini: salute, istruzione e formazione, lavoro e conciliazione dei tempi di vita, benessere economico, relazioni sociali, politica e istituzioni, sicurezza, benessere soggettivo, paesaggio e patrimonio culturale, ambiente, ricerca e innovazione, qualità dei servizi.
Complessivamente dal rapporto risulta un miglioramento degli standard valutativi sia rispetto al 2010, anno in cui inizia la reportistica sul BES, sia rispetto a una tappa intermedia, il 2013, emergono trend positivi per salute, ambiente, istruzione e un recupero completo per l'occupazione; livelli lievemente inferiori si registrano invece per reddito, relazioni sociali e soddisfazione per la vita.
Ciò che invece registra ancora un trend negativo con divari decisamente rilevanti è relativo alle condizioni economiche minime e qualità del lavoro: in sintesi nel nostro Paese cresce il benessere economico della famigli, ma il numero dei poveri aumenta sempre più:  il 7,6% della popolazione, pari a 4 milioni e 598 mila persone, infatti vive in condizioni di povertà assoluta.
A conferma di ciò di dati: nonostante il moderato aumento del reddito disponibile pro-capite (+1% rispetto al 2014) e del potere d'acquisto (+0,9%), la diseguaglianza non è mutata, dato che si conferma stabilmente sopra la media europea: il rapporto tra il reddito percepito dal 20% della popolazione con i redditi più alti e il 20% con i redditi più bassi è pari nel 2015 a 5,8 in Italia, contro una media europea di 5,2. Pertanto, questi segnali positivi sembrano non interessare quanti vivono in condizioni di disagio economico.
Nel 2015 la quota di persone a rischio di povertà cresce al 19,9% dal 19,4% del 2014, e la povertà assoluta aumenta per via dell'aggravarsi della condizione delle famiglie più grandi, in particolare le coppie con due figli e le famiglie di stranieri. Non migliora neanche la grave deprivazione materiale, che coinvolge, come nel 2014, oltre un decimo della popolazione, a seguito dell'aumento di coloro che dichiarano di non poter sostenere spese di 800 euro
In Italia il disagio economico è collegato alla difficoltà per le famiglie e gli individui a inserirsi e rimanere nel mercato del lavoro: l'11,7% delle persone vive in famiglie con intensità lavorativa molto bassa, valore che aumenta al 20,3% nelle regioni del Mezzogiorno. 
Questo scenario negativo alimenta nei cittadini inevitabilmente anche un maggiore sentimento di sfiducia verso gli altri, infatti se un tempo le reti familiari e di amicizia hanno svolto un ruolo fondamentale di supporto nel momento del bisogno, oggi sono sempre meno le persone che dichiarano di poter chiedere aiuto, materiale ed economico, ad amici e parenti. Non sorprende quindi che resti alta anche nel 2016 la sfiducia dei cittadini nei confronti di partiti e nella classe politica.

Pubblicato il 15/12/2016

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