Welfare

Report PASSI, i progressi delle aziende sanitarie pugliesi

Articolo pubblicato più di un anno fa

Giovanni Gorgoni: “E’ da qui che si deve partire, non ci può essere programmazione che prescinda da questo documento”. Anticipazioni anche sul nuovo programma operativo triennale 2016 – 2018


"REPORT PASSI - Dalla sorveglianza degli stili di vita alle buone pratiche per la salute. I progressi delle aziende sanitarie pugliesi negli anni 2011/2014". Se ne è parlato lo scorso 27 giugno a Bari presso l'aula magna "G. De Benedictis" della Scuola di Medicina del Policlinico di Bari alla presenza, tra gli altri, di Cinzia Germinario, responsabile dell'Osservatorio Epidemiologico Regionale, Giovanni Gorgoni, - Direttore Dipartimento Promozione della salute, del Benessere Sociale e dello Sport per tutti - Regione Puglia e Loreto Gesualdo, presidente Scuola di Medicina Università degli studi di Bari. L'occasione è stata la presentazione dei dati del monitoraggio PASSI Puglia 2011 -2014, per la sorveglianza dei fattori comportamentali di rischio e per il monitoraggio dei programmi di prevenzione delle malattie croniche.

"La Puglia, rispetto al contesto nazionale, presenta un maggiore livello di percezione del benessere – afferma Cinzia Germinario, responsabile dell'Osservatorio Epidemiologico Regionale – infatti il 72,6% del campione ammette di sentirsi bene/molto bene, rispetto al 69% del pool nazionale ASL, di contro solo il 3,1% dichiara di avere un cattivo o pessimo stato di salute".

All'interno di questo contesto che si potrebbe immaginare positivo, il monitoraggio ha messo in luce alcune tematiche, veri e propri campanelli di allarme, che sempre più stanno condizionando lo stile di vita e la salute dei cittadini. I numeri lo confermano: in Puglia il 4,7% dei soggetti intervistati riferisce sintomi di depressione, tra questi il 40% non chiede aiuto né ai propri familiari, né agli operatori socio-sanitari, pregiudicando la possibilità di intervento nei confronti di questi soggetti. Si stima inoltre che solo una persona adulta su tre ovvero il 33% pratichi attività fisica mentre il 38% può essere considerato completamente sedentario, a questi dati ne conseguono altri, lo stesso allarmanti: 1 pugliese su 2 è in sovrappeso, il 60,6% delle persone in sovrappeso non è consapevole del proprio stato di eccesso ponderale, ma ben più grave è che dal Rapporto si evince che solo il 46,5% degli operatori sanitari ha suggerito ai propri assistiti di ridurre il peso corporeo.

Anche l'alimentazione è stato un indicatore messo sotto esame dal monitoraggio: la Puglia si pone agli ultimi posti tra le regioni italiane per il consumo di frutta e verdura: solo l'8% dei pugliesi consuma 5 o più porzioni di frutta e verdura, a questo si aggiunge che quasi la metà dei pugliesi (47,6%) consuma alcolici e l'11,3% di questi rientra nella categoria dei bevitori a rischio, anche in questo caso solo il 7,5% dei bevitori a rischio  ha ricevuto consiglio da parte di un operatore sanitario di ridurre il consumo di alcolici. Non è stato tralasciato dal monitoraggio PASSI neanche il fattore fumo: in Puglia più di un quarto della popolazione fuma, la presenza più elevata di fumatori è tra i 25 e 34 anni, in ambito sanitario gli operatori non promuovono sufficientemente l'astensione dal fumo tra i loro assistiti. Questi ultimi numeri influenzano non poco anche quelli legati al rischio cardiovascolare: il 20,5% dei pugliesi è iperteso, il 19,8% con alti livelli di colesterolomia, il 98,4% dei cittadini intervistati presenta almeno un fattore di rischio cardiovascolare.

"Il documento PASSI rappresenta la fotografia esatta delle basi dello stato di salute dei cittadini pugliesi ed è proprio da qui che si deve partire: non ci può essere programmazione che prescinda da questo documento" con questa affermazione Giovanni Gorgoni, - Direttore Dipartimento Promozione della salute, del Benessere Sociale e dello Sport per tutti - Regione Puglia nel suo intervento a seguito della presentazione del monitoraggio.

"Questo rapporto – continua Gorgoni – conferma molte delle cose che già conoscevamo. Le problematiche di salute in Puglia sono sempre quelle, ovvero quelle radicate nella cronicità diabete, ipertensione, rischio cardiovascolare e anche le cause sono ormai note: fumo, sedentarietà, obesità e cattiva alimentazione. Le malattie in Puglia girano per l'80% sul tema della cronicità e costituiscono il "core business" del sistema salute regionale nonché il grosso delle "problematiche" che la sanità pugliese si trova ad affrontare. Un altro dato confermato da questo monitoraggio è che la malattia cronica è sintomo anche di disagio sociale, non solo medico: i dati PASSI mostrano, infatti, che i fattori che condizionano una peggiore percezione dello stato di salute il basso livello di istruzione, le difficoltà economiche, il tenore di vita e la presenza di patologie severe, una ulteriore conferma che la malattia cronica può trasformarsi in situazione di disagio sociale".

Il direttore Gorgoni ha fornito qualche anticipazione sul nuovo programma operativo triennale 2016 – 2018 che, ha detto, "diventa una azione sanitaria a tutti gli effetti". Il documento, in preparazione, si baserà sui 6 linee di interventi principali, alcune delle quali molto vicine a quanto emerso dal monitoraggio.

Tra le voci presentate un veloce accenno è stato fatto alla spesa farmaceutica e a quella ospedaliera: "la Puglia è ancora fanalino di coda. Su alcune categorie di farmaci prescriviamo di più a prezzi medi più alti" e rispetto a quella ospedaliera: "gli interventi saranno tutti concentrati sul piano di riordino ospedaliero. Obiettivo: integrare le migliorie pervenute dalla politica, dalle comunità, dai professionisti purché non sconvolgano l'assetto approvato dai tavoli ministeriali che è stato molto difficile far passare, viste le premesse erano già molto più ristrettive. In seguito a questo dare subito avvio ad un cronoprogramma degli interventi".

La terza linea Governo dei servizi territoriali avrà al suo interno alcuni degli elementi emersi durante la presentazione del monitoraggio "primo su tutti – continua Gorgoni - bisogna rilanciare il modello di presa in carico della cronicità, delle malattie croniche. La Regione può fare da traino in questo senso, perché ha già sperimentato modelli di presa in carico che possono essere di esempio anche a livello nazionale. –diventa fondamentale in questo nuovo scenario di gestione della cronicità di passare da modello sperimentale ad una iniziativa sistemica sull'intero territorio".

Un altro aspetto sempre all'interno della linea Governo dei servizi territoriali sul quale si è soffermato Gorgoni è: "la regolamentazione e il riordino dei PTA (Presidio Territoriale di Assistenza), che vuol dire riconversione e non chiusura. I PTA rappresenteranno il fulcro della sanità di domani, stiamo parlando di 31 strutture in Puglia in carico ai distretti una "potenza" tutta da progettare. Strutture che dovranno svuotare gli ospedali da quella parte di prestazione e assistenza che non è prettamente ospedaliera. A ciò si aggiunge un altro elemento sul quale la Regione investirà in maniera sistematica e non più spot, la telemedicina, necessaria oltre che obbligatoria: anche in questo caso, abbiamo buone premesse di sperimentazioni che possono diventare sistema. Mi piace ricordare che la Puglia è la settima regione in Italia, unica nel Sud, che ha avviato il fascicolo sanitario elettronico".

Revisione delle Strutture intermedie (RSA e RSSA centri diurni), revisione dei processi tecnico amministrativi soprattutto per quello che attiene alla centralizzazione degli acquisti e definizione di costi standard per un ricovero o una determinata prestazione sono le altre linee di intervento che rientreranno nel programma operativo triennale 2016 – 2018.

Infine ha ricordato Gorgoni, "non dobbiamo dimenticare un aspetto altrettanto importante, anch'esso descritto nel programma operativo, ovvero la promozione della cultura della salute. La cosa che emerge da questi dati, al di là di tutto, è che come operatori del settore siamo i primi a non crederci. Nel momento in cui non siamo in grado di consigliare uno screening preventivo, o di suggerire un regime alimentare adeguato o di smettere di fumare, non sto parlando di mancanza di strumenti o di personale, ma se non sono per primi gli operatori del settore a farsi promotori di cultura verso la popolazione target, tutto il resto avrà sempre il sapere di una scusa".

Pubblicato il 28/06/2016

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