Disabili

Carceri a misura di disabili

Articolo pubblicato più di un anno fa

Sfida all’accessibilità per passare da vecchi ausili e barriere architettoniche a interventi personalizzati, territorialità della pena e formazione dei detenuti caregiver


Secondo l'ultima indagine del DAP (Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria) del 2015 sono 658 i detenuti disabili, di questi 528 sono italiani (26 donne) e 100 sono stranieri (8 donne), distribuiti in 16 regioni. I problemi legati alla loro detenzione non mancano: 191 di loro (18 donne) hanno difficoltà ad affrontare le comuni azioni della vita quotidiana: lavarsi, vestirsi, spogliarsi, mangiare, avere cura della persona, sedersi, alzarsi dal letto e dalla sedia. 153 (5 donne) hanno difficoltà nella mobilità corporea (ad esempio a uno degli arti); 232 (11 donne) hanno problemi di locomozione, 52 (1 donna) hanno difficoltà nella comunicazione: vedere, sentire, parlare.
E' questa la condizione dei detenuti nelle carceri italiane, condizione che trova dei disagi anche nel momento in cui alcuni di loro potrebbero accedere a misure alternative, ma non sempre possono uscire dal carcere, perché fuori non ci sono strutture in grado di fornire loro la necessaria assistenza. Inoltre nella maggioranza dei casi, al momento della liberazione, non riescono a beneficiare di una continuità terapeutica, mentre i caregiver (detenuti incaricati di seguire e prendersi cura dei compagni disabili in carcere) non sempre hanno una formazione specifica.
La situazione cambiando grazie ad una serie di interventi avviati in modo sperimentale in alcuni istituti già nel 2012, a seguito delle quali il DAP sta cercando di attuare delle azioni volte a riformare e uniformare il sistema penitenziario.
L'idea di un carcere a misura di disabile si può concretizzare attraverso interventi personalizzati quali la territorialità della pena e la formazione di detenuti in grado di prendersi cura di compagni di cella disabili (caregiver). Il primo traguardo da raggiungere in questa direzione è quello di attivare un modello di comunicazione tempestivo sugli ingressi in carcere e di monitoraggio permanente delle presenze. Soprattutto se si pensa che, come confermano i dati, in Italia solo 7 carceri su 193 hanno reparti dedicati ai detenuti disabili; in molti altri sono disponibili celle con "ridotte barriere architettoniche". 

Pubblicato il 28/04/2016