Pari Opportunita

Family Audit: misure per promuovere il welfare aziendale nel privato ma soprattutto nel pubblico

Articolo pubblicato più di un anno fa

Francesca Zampano: “Dove si vive bene si lavora meglio è necessario ora diffondere la cultura dell’armonizzazione”


Il convegno "La certificazione aziendale Family Audit. La sperimentazione nazionale e il ruolo delle grandi imprese", organizzato da Regione, Valore D, Provincia Autonoma di Trento e il Dipartimento per le politiche della famiglia della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha presentato le principali azioni messe in campo dal governo regionale sul fronte del welfare.
Al centro del dibattito è stata la presentazione del sistema di certificazione aziendale "Family Audit" sviluppato in Trentino, e che rappresenta uno degli strumenti possibili per rispondere ai nuovi bisogni di conciliazione espressi dalle famiglie. Questo strumento, se adottato, è di fatto capace di innescare un ciclo virtuoso di miglioramento continuo, introducendo all'interno delle organizzazioni soluzioni innovative e competitive relativamente alla flessibilità del lavoro e alla cultura della conciliazione. Per ottenere la certificazione, l'organizzazione - dalle aziende private, ai Comuni, fino agli enti non profit - si sottopone volontariamente ad un processo di auditing, che comporta dei costi - variabili in base alle dimensioni dell'organizzazione - ed una durata temporale di 3 anni e 6 mesi.
Francesca Zampano, dirigente politiche di benessere sociale e pari opportunità della Regione Puglia nel suo intervento ha le idee chiare: "Siamo oggi qui per dare conto del lavoro svolto in termini di interventi e azioni a supporto delle politiche familiari ma anche per dare avvio a nuove politiche di lavoro per poter ragionare con una prospettiva più ampia. L'assunto, il punto di partenza è che: dove si vive bene si lavora meglio.
Nell'ultimo decennio in Puglia le politiche per le famiglie sono state politiche a sostegno del carico di cura delle famiglie di sostegno nella gestione del lavoro di cura di bambini anziani disabili con la costruzione di una rete di servizi di sostegno di una rete qualificata e la diffusione di cultura di armonizzazione, cioè creare un contesto armonico in cui se si sta bene si lavora meglio.
Lancio una provocazione, da verificare anche nel corso della giornata: verificare se la stessa amministrazione regionale può attivare questo processo in un luogo, come la Regione Puglia, dove molte sono le donne lavoratrici e sono precarie"
"L'azione di welfare aziendale – afferma poi Serenella Molendini, consigliera regionale di Parità, Regione Puglia – è più recente e ha avuto inizio nel 2010 grazie ad un percorso di sensibilizzazione che si è concretizzata attraverso la stesura di una carta uguaglianza sottoscritta da 140 soggetti pubblici e privati (nello specifico 100 enti pubblici e 40 imprese) a questo è seguito l'attuazione del progetto La Femm.me (Lavoro Femminile Mezzogiorno) che ha coinvolto 5 aziende pugliesi nel promuovere un'azione di sensibilizzazione indirizzata non solo al management ma anche ai consulenti del lavoro sulle misure da adottare per migliorare la qualità della vita sul luogo di lavoro e dei benefici ad essa connessi. Successivamente abbiamo realizzato il progetto Welflex, a cui teniamo particolarmente, e che ha formato per la prima volta 24 giovani professionisti in veste di questa nuova figura professionale di "consulente per l'innovazione organizzativa". Oggi questi professionisti sono nelle condizioni di entrare in azienda, fare analisi organizzative e quindi proporre piani di welfare e di conciliazione vita lavoro. Queste attività che ci hanno visto molto presenti riguardano l'assunto di "politiche per tutti": oggi dobbiamo passare dal concetto di Pari Opportunità di genere a quello di Pari Opportunità per tutti, non solo donne e mamme dunque ma anche lavoratori single o lavoratori stranieri anche loro hanno diritto a usufruire di misure per la conciliazione vita lavoro.
Dal 2008 abbiamo iniziato un percorso affiancandoci anche alle aziende, il nostro obiettivo è quello di rafforzare la contrattazione decentrata di secondo livello e grazie all'ultimo decreto attuativo sulla produttività queste misure potrebbero essere concretizzate. In Puglia il 30,5% è il dato relativo all'occupazione femminile di questi solo il 27% è occupato in aziende medio grandi".

Pubblicato il 19/04/2016