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Povertà educativa: il Governo stanzia un fondo specifico per contrastarla

Articolo pubblicato più di un anno fa

Dal rapporto Save the Children in Italia la povertà educativa ha raggiunto livelli allarmanti


In Italia oltre un milione di bambini e adolescenti vive in condizione di povertà assoluta (dati Istat) questo stato di indigenza porta con se un altrettanto grave fenomeno quello della povertà educativa. In Italia la povertà educativa ha raggiunto livelli allarmanti e a confermarlo ci sono i dati trasmessi nel Rapporto di Save the Children "Illuminiamo il futuro 2030 – Obiettivi per liberare i bambini dalla povertà educativa" pubblicato a settembre 2015: quasi il 25% dei quindicenni è sotto la soglia minima di competenze in matematica e quasi il 20% in lettura, percentuali che raggiungono rispettivamente il 36 e il 29% fra gli adolescenti che vivono in famiglie con un basso livello socio-economico e culturale. 
Povertà economica e povertà educativa, infatti, si alimentano reciprocamente e si trasmettono di generazione in generazione. Notevoli sono le carenze di servizi e opportunità educative. Il 48,4% dei minori tra 6 e 17 anni non ha letto neanche un libro, se non quelli scolastici, nell'anno precedente; il 69,4% non ha visitato un sito archeologico, il 55,2% un museo, il 45,5% non ha svolto alcuna attività sportiva. 
Per arginare questo fenomeno il Governo ha istituito, in via sperimentale, un fondo specifico per il contrasto della povertà educativa minorile per gli anni 2016, 2017 e 2018, alimentato dalle fondazioni bancarie. La misura proposta dal governo e approvata dal parlamento nella legge di stabilità 2016 (art. 1, comma 393) rappresenta, quindi, un primo passo nel riconoscimento dell'esistenza e della specificità della deprivazione educativa.
La povertà socio-economica dei genitori influenza la povertà educativa dei ragazzi in modo diverso, anche a seconda della zona geografica. Le differenze a livello territoriale suggeriscono che la scuola ed altri interventi educativi sono in grado di contrastare la povertà educativa delle famiglie, compensandone gli effetti negativi sulle competenze cognitive. Ad essere particolarmente svantaggiati, oltre alle regioni del Sud, sono anche i piccoli centri con meno di 2.000 abitanti, in tutte le regioni. La varietà dell'offerta educativa risulta generalmente più carente nei piccoli centri.
Perché questa misura sperimentale sia efficace è necessario evitare il rischio di disperdere le risorse del fondo con finanziamenti a pioggia dall'impatto molto limitato. Il governo e le parti coinvolte nel protocollo d'intesa, le fondazioni bancarie, dovranno necessariamente definire i criteri fondamentali per la valutazione dei casi e il conseguente utilizzo delle risorse. 

Pubblicato il 22/03/2016

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