Welfare

Laurea obbligatoria per educatori, a breve la nuova legge

Articolo pubblicato più di un anno fa

L’Assessore Negro: “Educatori nel sistema sanitario, la legge pugliese apripista”


"La nostra legge regionale dieci anni fa ha fatto da apripista per l'iter che in queste settimane si va concludendo a livello nazionale, perché con un faticoso e assai lungimirante lavoro di concertazione tra Regione, ANCI, Università e principali associazioni di categoria del mondo delle professioni, l'art. 46 della l.r. n. 19/2006 sancì che per svolgere la funzione educativa nei servizi socioassistenziali, sociosanitari e socioeducativi era ed è necessario il conseguimento della laurea, pur con le necessarie puntualizzazioni rispetto ai percorsi di educatore sociale e di educatore professionale". Così l'Assessore al Welfare Salvatore Negro è intervenuto in occasione del convegno nazionale "Dal sogno alla realtà" promosso dall'Università degli Studi di Bari per fare il punto sull'iter della proposta di legge per il riconoscimento delle figure di educatore professionale all'interno del sistema dei servizi sanitari, sociali ed educativi e che porterà in Italia il pieno riconoscimento dell'educatore e dei relativi corsi di laurea necessari per il conseguimento del titolo da spendere nel mondo del lavoro.
"Peraltro, già dieci anni fa, - continua l'Assessore - ci si pose il problema della salvaguardia delle posizioni lavorative già attive in presenza di molta esperienza pur senza il conseguimento del titolo di laurea. Oggi la nuova sfida è quella di completare il lavoro avviato e consentire che anche alcuni titoli di studio di scuola media superiore, come ad esempio il tecnico dei servizi sociali, possano conseguire qualifiche professionali direttamente spendibili nel mercato del lavoro dei servizi sociali, a supporto delle figure laureate nella composizione delle equipe".
La proposta di legge nazionale, che per la prima volta disciplina la professione dell'educatore, è in discussione in Commissione Cultura della Camera, con l'obiettivo di dare il giusto riconoscimento a chi svolge questa delicata professione – si parla di almeno 100mila educatori che operano in Italia – e di dirimere le ambiguità esistenti a causa del doppio binario che esiste nella loro formazione. 
L'anomalia in discussione è relativa al fatto che, ad oggi, esistono due percorsi e due nomi per una sola professione, quella di educatore. Esistono infatti gli "educatori" che escono dai corsi di Scienze della formazione e dell'educazione e gli "educatori professionali" che escono invece dalle aule di Medicina, con una formazione più indirizzata sugli aspetti sanitari. A questo proposito la legge prevede norme transitorie a tutela di quanti lavorano come educatori e hanno maturato esperienza nei servizi, pur non avendo il titolo di laurea ora previsto dalla norma: dovranno frequentare un corso intensivo di almeno un anno.

Pubblicato il 15/03/2016

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