Welfare

8 Marzo: Giornata Internazionale delle Donne

Articolo pubblicato più di un anno fa

Sono 21 i Centri Antiviolenza in possesso dei requisiti previsti dalla normativa nazionale e regionale I Servizi Antiviolenza, grazie alle convenzioni con i CAV attivi, sono presenti in 36 Ambiti Territoriali su 45.


La Giornata internazionale della donna è occasione per dare conto, con numeri e azioni concrete, delle azioni poste in essere dalla Regione Puglia per prevenire e contrastare il fenomeno della violenza di genere. In Puglia nel 2016 sono 21 i CAV in possesso dei requisiti previsti dalla normative nazionale e regionale «Un dato assolutamente incoraggiante – sottolinea l'assessore regionale al Welfare Salvatore Negro – e che ci vede orgogliosi perché è il frutto di un lavoro intenso e puntuale svolto dalla Regione Puglia, che ha saputo concretizzare gli indirizzi e  le politiche avviate in questi anni in tema di prevenzione e contrasto alla violenza sulle donne, anche attraverso la valorizzazione del ruolo delle associazioni e del loro impegno ».
Il dato si pone in linea con quello delle altre Regioni italiane "virtuose". La Regione Emilia Romagna registra un numero di centri pari a 14, la Lombardia si attesta su 21 centri, Piemonte e Toscana 20.
Con i suoi 21 CAV e con una rete attiva in 36 ambiti territoriali su 45, la Puglia si colloca tra le prime Regioni italiane, - spiega l'Assessore Negro - attuando un modello di intervento capillare che punta sull'integrazione tra i servizi e sull'elevata specializzazione.
Altro punto di forza del sistema è l'avvio di una puntuale azione di monitoraggio.
«Per la prima volta – spiega l'assessore Negro – la Regione Puglia ha compiuto un monitoraggio puntuale, tassello fondamentale e utilizzabile da tutti i soggetti della rete, non solo, ha redatto in maniera organica i dati rilevati dai centri che hanno utilizzato la stessa scheda di rilevazione, un lavoro che ci restituisce informazioni preziosissime sul fenomeno e sugli strumenti da mettere in campo per contrastarlo. Nonostante il numero delle donne che denunciano o che si rivolgono ai servizi sia ancora molto limitato rispetto all'entità del fenomeno,  i dati mettono in evidenza una maggiore consapevolezza da parte delle donne circa la violenza subita e la determinazione ad uscirne,  confermando peraltro  quanto  già emerso dall'ultimo rapporto ISTAT sulla violenza contro le donne (2014)».
Ai dati sulle donne che si rivolgono ai servizi, si aggiunge il dato altrettanto rilevante dei "minori presi in carico" per situazioni di maltrattamento e violenza, prima tra tutte la violenza assistita, che spesso non viene rilevata in modo esplicito dai servizi e, sulla quale, è in corso di elaborazione un approfondimento dedicato.
Il 91% delle donne ha cittadinanza italiana ed è residente prevalentemente nel territorio in cui è ubicato il servizio. La fascia di età prevalente tra le donne che si rivolgono ai centri è quella tra i 30 e i 49 anni (47,3%); significative anche le percentuali delle donne  della fascia 18-29 anni (13,9%) e della fascia di età 50-59 anni (14,3%); fa riflettere anche la percentuale, sia pur minima (4,2%) delle donne tra i 60 e i 69 anni che hanno chiesto aiuto ai centri.
Rispetto all'anno precedente si registra un aumento percentuale significativo (+ 7%) nella fascia di età compresa tra i 30-39 anni e un decremento in termini percentuali per la fascia di età 18-29 anni (- 5%).
Le donne subiscono violenza soprattutto nel contesto domestico e delle relazioni intime. Se si sommano le percentuali delle donne coniugate o conviventi e delle donne separate e divorziate che si sono rivolte ai CAV, si rileva una percentuale complessiva dell'80% che mette in evidenza il contesto "familiare" della violenza. Fra gli autori delle violenza, infatti, figurano prevalentemente il partner e l'ex partner, due tipologie di autori che rappresentano complessivamente il 78,2%. Le tipologie di violenza denunciate confermano l'ordine di prevalenza dell'anno precedente: violenza prevalente è quella fisica, seguita da quella psicologica, dallo stalking, dalla violenza sessuale. La violenza psicologica accompagna tutte le forme di violenza così come, a seguire,  quella della violenza economica. La mancanza di lavoro è un problema per molte delle donne che subiscono violenza. La percentuale delle donne non occupate, delle donne casalinghe e delle studentesse è pari al  59% del totale e mette in evidenza la mancanza di autonomia economica che potrebbe pregiudicare il percorso di fuoriuscita dalla violenza se non si interviene con risposte integrate e globali. Strettissima è la connessione che esiste tra violenza domestica intra familiare agita sulle donne e la violenza assistita da parte di figli minori che aggrava le conseguenze del fenomeno. 

Pubblicato il 09/03/2016

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