ReD

ReD, cosa è e quali relazioni con la misura nazionale

Articolo pubblicato più di un anno fa

Misura regionale di integrazione del reddito e di inclusione sociale attiva raccordata con la misura nazionale. Le dichiarazioni dell’Assessore al Welfare Negro

Il Reddito di Dignità è una misura di integrazione del reddito concepita come universalistica, cioè capace di raggiungere tutte le persone che si trovino al di sotto di una certa soglia di condizione economica, come strumento di contrasto alla povertà assoluta e come programma di inserimento sociale e lavorativo in cui l'indennità economica è accompagnata da un patto di inclusione sociale attiva che il nucleo familiare beneficiario, attraverso un suo componente, stipula con i servizi sociali locali, il cui rispetto è condizione per la fruizione del beneficio. Il ReD non è uno strumento in contrapposizione con il SIA-Sostegno per l'Inclusione sociale attiva introdotto dal Governo nazionale con il comma 386 della Legge di Stabilità per il 2016, bensì è una politica che si sforza di integrare la misura nazionale in un percorso di misure attive, per scongiurare il rischio che venga percepito un approccio assistenzialistico del tutto fuorviante rispetto all'obiettivo più ambizioso di promuovere inclusione sociale attiva.

"E' stato detto tanto e in modo sbagliato circa la relazione che c'è tra il nostro ReD e la misura nazionale – interviene l'Assessore al Welfare Salvatore Negro per precisare – volendo a tutti i costi raffigurare una contrapposizione che non c'è. Anzi siamo molto orgogliosi di essere la prima Regione in Italia che, dopo la Legge di Stabilità per il 2016, si prefigge di introdurre nel proprio ordinamento una misura di contrasto alla povertà interamente coordinata con la misura nazionale, da cui peraltro, allo stato attuale assume una parte importante della copertura finanziaria di ReD e, purtroppo, anche alcuni vincoli nella definizione dei criteri di accesso e della modalità di calcolo dell'indennità economica, che auspichiamo di poter superare a livello nazionale dopo la prima annualità, essendo concordi con le altre Regioni che non può essere il solo ISEE e la sola presenza di figli minori a delimitare la platea dei bisogni prioritari".

E dunque il ReD si pone come una misura composita e articolata: vi è la misura passiva, che sarà in larga parte coincidente con il SIA nazionale, anche se vi si concorrerà anche con risorse del bilancio autonomo, e una serie di componenti attive o di attivazione, tutte finanziate con risorse regionali proprie o derivanti dal FSE del POR Puglia 2014-2020, quali ad esempio l'indennità economica per lo svolgimento di un tirocinio per l'inclusione sociale, il percorso formativo, le misure di sostegno per l'accesso ai servizi di conciliazione, le altre prestazioni sociali a supporto di specifiche fragilità nello svolgimento del tirocinio (es: tutor per persona con disabilità, interprete LIS, ecc..).

Un altro punto in cui il ReD pugliese rafforza e supera la misura nazionale è proprio quello che prevede come vincolante, per l'accesso alla misura di sostegno economico, la sottoscrizione del patto per l'inclusione sociale attiva, ovvero un atto di impegno tra il Comune, responsabile della presa in carico, e il beneficiario, in quanto responsabile del proprio nucleo familiare, in cui, sulla base della valutazione delle potenzialità e disponibilità individuali, dei bisogni famigliari, del contesto di vita, delle opportunità di accesso disponibili, si definiscono gli impegni reciproci: da un lato ad assicurare l'erogazione monetaria e le altre prestazioni sociali, dall'altro a frequentare attivamente il percorso di inserimento sociolavorativo e a declinare appieno le responsabilità genitoriali o familiari in favore di tutti i componenti il nucleo. Il patto è differenziato a seconda delle caratteristiche individuali e finalizzato alla presa in carico complessiva del nucleo familiare, non per sostituire altre politiche ma per integrare misure e interventi tradizionalmente percepiti come separati, come ad esempio le politiche attive del lavoro e le politiche sociali, mettendo così a sistema le risorse, evitando duplicazioni, promuovendo una maggiore responsabilizzazione e rendendo possibile anche un monitoraggio dei percorsi per valutarne l'efficacia.

"E' bene precisare ancora una volta – interviene l'Assessore al Welfare Salvatore Negro – che l'efficacia di ReD non può e non deve essere misurata in termini di posti di lavoro creati, lascerei questo indicatore a più efficaci e moderne politiche industriali e di sviluppo dell'economia sociale. L'efficacia di ReD può essere misurata solo in termini di persone che hanno voluto provarci, che non avevano alcuna opportunità di accesso al mondo del lavoro e che grazie a ReD avranno questa e le migliori condizioni di accesso possibili (sostegno economico, conciliazione, ecc…). Sicuramente misureremo anche posti di lavoro attivati, ma sapendo che questi saranno il risultato di un sistema economico e produttivo che, grazie a ReD, avrà testato diverse risorse umane e figure professionali e che, grazie alle condizioni di crescita speriamo sempre più diffuse, potrà permettersi di assumerne alcune per inserirle nei propri processi produttivi".

Pubblicato il 07/03/2016