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In Italia 600 mila malati di Alzheimer

Articolo pubblicato più di un anno fa

La ricerca Censis-Aima fotografa la situazione italiana. Il nostro il Paese più longevo di Europa con oltre 13 milioni di over 60enni


L'Italia è il paese più longevo di Europa, si contano 13,4 milioni di persone che superano i 60 anni di età e di questi sono 600mila i malati affetti da Alzheimer, un dato però destinato ad aumentare. Lo fotografa la terza ricerca realizzata dal Censis in collaborazione con Aima (Associazione italiana malattia di Alzheimer) che ha analizzato l'evoluzione negli ultimi sedici anni della condizione dei malati e delle loro famiglie.
Questi i numeri: su 600mila malati di Alzheimer i costi medi per l'assistenza superano gli 11 miliardi di euro, di cui il 73% è a carico delle famiglie, nella metà dei casi se ne occupano i figli, il 38% ha il supporto di una badante: di questi ben il 18% vive da solo la badante. La spesa media annua per paziente è di 70.587 euro (compresi i costi del Servizio Sanitario Nazionale e quelli diretti a carico dei familiari e indiretti ossia gli oneri di assistenza che pesano sui caregiver, i mancati redditi da lavoro dei pazienti, ecc.).
Un altro dato importante è che malati e caregiver invecchiano insieme: se l'età media dei malati di Alzheimer è di 78,8 anni quella di chi è impegnato nella loro assistenza è di 59,2 anni e dedicano al malato mediamente 4,4 ore al giorno di assistenza diretta e 10,8 ore di sorveglianza. Il 40% dei caregiver, pur essendo in età lavorativa, non lavora e rispetto a dieci anni fa tra loro è triplicata la percentuale dei disoccupati (il 10% nel 2015, il 3,2% nel 2006). Il 59,1% dei caregiver occupati segnala invece cambiamenti nella vita lavorativa, soprattutto le assenze ripetute (37,2%). Le donne occupate indicano più frequentemente di aver richiesto il part-time (26,9%). L'impegno del caregiver determina conseguenze anche sul suo stato di salute, in particolare tra le donne: l'80,3% accusa stanchezza, il 63,2% non dorme a sufficienza, il 45,3% afferma di soffrire di depressione, il 26,1% si ammala spesso.
Ad assistere i malati sono soprattutto figli e badanti. Pur essendo sempre i figli dei malati a prevalere tra i caregiver, in particolare per le pazienti femmine (in questo caso i figli sono il 64,2% dei caregiver), negli ultimi anni nell'assistenza al malato sono aumentati i partner (sono passati dal 25,2% del totale del 2006 al 37% del 2015), soprattutto se il malato è maschio. Questo dato spiega anche l'aumento della quota di malati che vivono in casa propria, in particolare se soli con il coniuge (sono il 34,3% nel 2015, erano il 22,9% del 2006) o soli con la badante (aumentati dal 12,7% al 17,7%). A questa figura fa ricorso complessivamente il 38% delle famiglie, garantendo ai famigliari una maggiore disponibilità di tempo libero.
Per quanto riguarda la conoscenza e consapevolezza della malattia la ricerca registra un importante segnale: Il 47,7% dei caregiver afferma di aver reagito subito alla comparsa dei primi sintomi della malattia del proprio assistito, interpellando il medico di medicina generale (47,2%), lo specialista pubblico (33,1%) o lo specialista privato (13,6%). Solo il 6,1% si è rivolto immediatamente a una Uva (Unità di valutazione Alzheimer). Tuttavia, la gran parte degli intervistati dichiara di aver ricevuto la diagnosi da un professionista diverso da quello consultato per primo (63,1%). A formulare la diagnosi di Alzheimer è principalmente lo specialista pubblico (65,5%), in particolare un neurologo (nel 35,6% dei casi) o un geriatra (29,9%), e solo per il 13,4% è stato uno specialista privato.
Se diminuisce del 10% rispetto al 2006 il numero dei pazienti seguiti da una Uva o da un centro pubblico (56,6%), quando la patologia è più grave il dato è ancora più basso (46%). Ed è diminuito anche il ricorso a tutti i servizi per l'assistenza e la cura dei malati di Alzheimer: centri diurni (dal 24,9% al 12,5% dei malati), ricoveri in ospedale o in strutture riabilitative e assistenziali (dal 20,9% al 16,6%), assistenza domiciliare integrata e socio-assistenziale (dal 18,5% all'attuale 11,2%). Aumenta il ricorso all'assistenza informale privata: i malati che possono contare su una badante sono ben il 38%. Alla badante si fa ricorso principalmente utilizzando il denaro del malato (58,1%). Ma rispetto al passato emerge il peso inferiore delle risorse del malato (nel 2006 rappresentavano l'82,3% delle risorse destinate alle badanti), che appaiono bilanciate da un più ampio ricorso all'indennità di accompagnamento e al denaro dei figli o del coniuge.

Pubblicato il 25/02/2016

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