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ReD pugliese, universalità della misura e coinvolgimento dei privati negli auspici di Chiara Saraceno

Articolo pubblicato più di un anno fa

Favorire il reddito di dignità, in primo luogo, come investimento in capitale umano


Ha registrato una grande affluenza e partecipazione il seminario "Politiche di contrasto alla povertà: il quadro nazionale e la proposta del reddito di dignità in Puglia" tenuto nell'Aula Magna dell'Ateneo e promosso dalla Regione Puglia e dall'Università di Bari. L'incontro moderato da Titti De Simone, consigliera per l'attuazione del programma regionale, ha visto gli interventi di Vito Peragine (Università di Bari), Elena Granaglia (Università di Roma Tre), Chiara Saraceno (Collegio Carlo Alberto di Torino), Tito Boeri (presidente dell'INPS) e del Presidente regione Puglia Michele Emiliano.

"Ci sono tante buone ragioni per favorire il reddito di dignità – ha affermato la professoressa Chiara Saraceno nel suo intervento – in primo luogo perché si tratta di un investimento in capitale umano: è uno strumento che offre il tempo e lo spazio mentale a chi cade in povertà di potersi rimettere in carreggiata. Significa offrire un aiuto appropriato per il tempo necessario. Per questo, accanto al reddito minimo è importante che anche le misure di attivazione dello stesso siano pensate in funzione del rafforzamento delle capacità delle persone e non solo in funzione di controllo o di contropartita do ut des".

E mai come in questo periodo, una misura di contrasto alla povertà diventa non solo necessaria ma impellente. L'analisi di scenario presentata da Vito Peragine conferma questa urgenza: "La recessione in questi ultimi 8 anni è stata regressiva, le perdite maggiori si sono registrate nel Mezzogiorno e in Puglia in particolare. E' diminuito drasticamente il numero dei disoccupati e a questo fenomeno si è associato anche quello della persistenza della povertà, chi è povero rimane povero più a lungo".

Appare evidente quindi come in un contesto debolissimo come questo l'impatto della spesa pubblica per l'inclusione sociale, necessiti dell'introduzione di misure come il reddito di dignità. Misure che però non devono essere unicamente a carico del settore pubblico o del terzo settore. L'auspicio per Chiara Saraceno è quello di riuscire a coinvolgere anche il privato ovvero il mondo delle imprese, diventando essi stessi promotori e sostenitori di misure concrete di contrasto alla povertà.

"Il Red pugliese – continua la Saraceno – ha in sé due grandi aspetti di innovazione rispetto ad esempio a quello che prevede il S.I.A. (sostegno per l'inclusione attiva): finalmente si tratta di una misura pensata a favore dell'universalismo e non categoriale, ossia uno strumento che tiene unicamente conto del reddito ISEE presentato dal nucleo familiare". In secondo luogo è una misura non messa a bando affermando che: "è veramente paradossale pensare che la situazione di indigenza di una famiglia debba rientrare in un determinato arco temporale, ma come previsto dal Red pugliese è una misura alla quale si può accedere in ogni momento dell'anno."

La professoressa Saraceno non si è esentata dal sottolineare anche alcuni aspetti di criticità riscontrati nel testo di questo DDL, ancora in fase di elaborazione. Tra gli aspetti più importanti quello di porre attenzione alle procedure di attivazione e di accesso al servizio: "è poco proficuo mettere in piedi un meccanismo complesso per la valutazione dell'importo da erogare ad un singolo beneficiario quando nel DDL si parla di una unica somma da stanziare. Sarebbe inoltre utile differenziare l'importo erogato in relazione alla distanza dalla soglia di povertà; in altre parole dare un incentivo variabile che si modelli di volta in volta allo status del soggetto in quel momento ad esempio nell'ipotesi in cui in soggetto inizi a lavorare e ad avere entrate la somma erogata dovrebbe essere riproporzionata.

Pubblicato il 22/01/2016