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Conferenza nazionale per l'infanzia, "non sia un atto dovuto"

Articolo pubblicato più di un anno fa

Si arriva all'appuntamento di Bari (27-28 marzo) senza Osservatorio e Piano per l'infanzia. Le associazioni della Rete "Batti il cinque!" chiedono al governo Renzi "un'inversione di marcia"

Perché la Conferenza nazionale per l'infanzia e l'adolescenza non resti un atto dovuto è indispensabile rimettere in funzione l'Osservatorio nazionale per l'infanzia e l'adolescenza e in tempi brevi varare un nuovo Piano nazionale. Ma più di tutto destinare risorse adeguate, senza le quali sarebbe impossibile tradurre in realtà le indicazioni del Piano. Le associazioni lo chiedono da tempo, denunciando una difficoltà cronica a mettere a sistema le politiche per l'infanzia e tagli costanti. Lo hanno chiesto, solo pochi giorni fa, anche la presidente della Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza, Michela Vittoria Brambilla, e il Garante nazionale per l'infanzia, Vincenzo Spadafora.

Negli intenti la Conferenza nazionale su infanzia e adolescenza, ormai alle porte (Bari, 27-28 marzo), riparte proprio da qui, mettendo in rete operatori, associazioni e istituzioni per una consultazione ampia, da cui partire per la formulazione di questo documento programmatico. A due giorni dall'avvio della Conferenza, a cui sono attese numerose persone, tra rappresentanti di associazioni del terzo settore e del volontariato, esperti e operatori, e che declina temi delicati e importanti in un programma ampio e attento, mancano ancora conferme sulla presenza dei ministri. Ci saranno quello del Lavoro e delle Politiche Sociali Giuliano Poletti, la presidente Brambilla e il Garante Spadafora e per la Conferenza dei Presidenti delle regioni,Teresa Marzocchi. In forse il premier Matteo Renzi e il ministro dell'Istruzione, Stefania Giannini.
Osservatorio e Piano mancano da tempo. Il primo, organismo competente a predisporre i contenuti del Piano nazionale, composto dai rappresentanti delle istituzioni, associazioni ed esperti in materia di infanzia e adolescenza, è fermo dal 2012. L'ultimo suo atto è stato il monitoraggio del terzo piano nazionale, in cui, tra l'altro, si denunciava il mancato finanziamento delle azioni previste. A giugno 2013 tutto sembrava essere pronto per il suo rinnovo e l'allora ministro del Lavoro e delle politiche sociali, Enrico Giovannini, ne annunciava la ricostituire al più presto, insieme a un gruppo di lavoro sul monitoraggio dei temi sociali, chiamando a raccolta gli esperti del settore. Ma nulla di fatto. Spetterà ora al presidente del consiglio, Matteo Renzi, siglare il nuovo decreto di ricostituzione e al suo governo reperire le risorse necessarie. La volontà politica però c'è, come conferma a Redattore sociale Liviana Marelli, della rete Batti il cinque: "Sappiamo che su questo fronte qualcosa si sta muovendo, lo sappiano dalle richieste di nomine che sono arrivate, già alcuni mesi fa, ad alcune associazioni". Se la conferma del suo rinnovo venisse proprio da Bari "sarebbe un bell'annuncio".

L'ultimo Piano nazionale per l'infanzia e l'adolescenza è entrato in vigore nel 2011 (quello precedente era ''scaduto'' nel 2004), varato dopo un braccio di forza tra Osservatorio e Governo, allora rappresentato dal ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, e dal sottosegretario con delega alle politiche per la famiglia, Carlo Giovanardi, sul documento definitivo. Al centro delle polemiche, tra l'altro, anche la mancanza di riferimenti nel testo definivo ai livelli essenziali.  E' questo un nodo centrale per le associazioni come sottolinea Marelli, secondo cui la "perenne e costante" diminuzione di risorse è legata proprio al fatto che in assenza di livelli essenziali è impossibile fissare un limite di prestazione e servizi  sotto il quale non si può andare.
Ma sarà importante anche capire quante risorse saranno a disposizione del Piano e più in generale  delle politiche dell'infanzia.  Perché nel frattempo, stando alla fotografia dell'Istat, la situazione dei ragazzi e dei bambini italiani è peggiorata: nel 2012 è in povertà assoluta oltre un milione di minorenni (nel 2011 erano circa 700 mila). Senza risorse ogni piano rimarrà sulla carta, un elenco di buoni intenti. "Da questa conferenza ci aspettiamo che si smetta di insistere sulla storia che non ci sono i fondi - sottolinea Marelli - perché gli esperti ci dicono che investire sull'infanzia e sulla famiglie vuol dire risparmiare". Al governo Renzi le associazioni della rete chiedono "un'inversione di marcia" e che la conferenza "non sia un atto dovuto"

Pubblicato il 25/03/2014

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