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Dentro la crisi, il seme della rinascita sociale

Articolo pubblicato più di un anno fa

Da Taranto, alla Calabria e all’Abbruzzo, tanti esempi di tutela e promozione pubblica e privata del bene comune come capitale sociale: una soluzione decisiva per la crisi.

Il concetto di vulnerabilità non connota solo l'umanità delle singole persone, ma anche i contesti socio-ambientali. Molti 
sono gli esempi, anche recenti, in Puglia (si pensi in proposito al caso Ilva caso di Taranto). Si è aperto così il workshop 
dal titolo "Dentro la crisi, il seme della rinascita sociale", dalla domanda: come intervenire per ridurre il disagio sociale e 
avviare processi virtuosi di capacitazione delle risorse anche residuali delle persone e delle organizzazioni sociali? E 
qual è il ruolo dell'operatore sociale? Franco Floris, tra i fondatori e oggi direttore della rivista di Animazione Sociale, 
suggerisce l'approccio cooperativo e il metodo del lavoro di comunità basato sull'ascolto intelligente, il lavoro sul 
territorio, la capacità di interagire con le istituzioni e di lavorare sulle inter-azioni, l'essere consapevoli di esercitare una 
funzione pubblica di tutela del bene comune, come "capitale sociale". Questo metodo risiede nel dna dell'assistente 
sociale che deve essere in grado di comprendere le domande collettive, riconoscere le risorse dialoganti e meno 
competitive sul territorio, coordinare e tessere legami. 
L'approccio teorizzato si fa esperienza nelle parole di Nicoletta Spadoni, assistente sociale del Comune di Castellarano 
(caratterizzato da un contesto socio-economico tra i più "autosufficienti" del Reggiano fino al 2005 e successivamente 
progressivamente in crisi fino a situazioni di vera emergenza sociale) e dell'associazione di volontariato partecipata dal 
Comune "Coraggio, insieme si può", da Elisa Carri dell'Ordine degli Assistenti sociali di Puglia e dell'Associazione 
"Assistenti senza frontiere" nei territori terremotati abruzzesi , da Angela Gentile della Fondazione CEM di Taranto nata 
nel 2007 per progettare percorsi di riduzione della disoccupazione giovanile e attivamente partecipe al difficile 
risanamento della vulnerabilissima e "non autosufficiente" città di Taranto. 
 

Pubblicato il 26/11/2013

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