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Autismo, “tutte le ricerche sulle cause sono ipotetiche”

Articolo pubblicato più di un anno fa

L’intervento di Alain Goussot, professore all’università di Bologna, al Forum sulla non autosufficienza di Bari: “Abbiamo molte più incertezze che conoscenze “. L’esperienza dei gruppi di narrazione

"L'autismo è una malattia, è un disturbo, cosa è?". Con questa domanda, per nulla ovvia, semmai fortemente 
provocatoria, stando a quanto sostiene il prof. Alain Goussot docente di pedagogia speciale dell'Università di Bologna, si 
è aperto il workshop "Tessere la rete territoriale" all'interno della quinta edizione del Forum nazionale non 
autosufficienza a Bari, per il secondo anno consecutivo. Ad uno ad uno, Goussot smonta i luoghi comuni sull'autismo 
che inducono una confusione di contenuti e di metodo quando si parla della diagnosi e del trattamento degli autismi, sin 
dalla stessa terminologia: "Già a livello semplicemente diagnostico - precisa Goussot - le questioni sono particolarmente 
complesse. 
Tutte le ricerche per conoscere le cause dell'autismo sono ipotetiche, abbiamo molte più incertezze che non 
conoscenze. Anche dal punto di vista epidemiologico non si hanno certezze". L'autismo mette in crisi una delle capacità 
tipiche dell'essere umano, la comunicazione e dunque la relazione. Per questo, ribadisce Goussot, e per l'unicità che 
caratterizza ogni autismo, "l'unico punto di partenza possibile è la conoscenza del bambino, imparare a comprendere la 
storia di ciascun bambino. Se queste sono le premesse, è evidente che non esistono terapie che valgano in maniera 
universale. Per questo la dimensione pedagogica è centrale negli autismi, soprattutto curando la relazione familiare, attraverso la narrazione, direttamente con i genitori". Goussot racconta di gruppi di narrazione "in cui i genitori si 
raccontano e riflettono insieme sulle questioni del senso della vita, del come costruire la relazione educativa, 
dell'importanza del sentirsi riconosciuti come esperti dei propri figli e della necessità per il sistema esperto (professionisti 
dell'educazione, della riabilitazione e della sanità) di ascoltarli e cooperare con loro per elaborare un progetto di vita che 
abbia un senso per ogni singolo ragazzo". È dunque necessario un capovolgimento culturale che, secondo Goussot, 
deve far ripensare al paradigma della malattia, collegata all'autismo. 
 

Pubblicato il 26/12/2013

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